Probiotici

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La resistenza antibiotica, con l’emergere di catene multiresistenti, è un problema crescente e globale. Il loro sviluppo, ha condotto alla necessità di indagare rispetto ad altre modalità di antagonismo nei confronti delle malattie infettive, come l’impiego di probiotici o il consumo di prebiotici.

Il termine probiotici, in contrapposizione ad antibiotici, è stato inizialmente proposto da Lilley e Stillwell nel 1965. Questo primo utilizzo del lemma rimanda alla nozione  di batterioterapia, secondo cui le specie batteriche simbiotiche benefiche possono essere regolate nell’organismo per ripristinare la salute e il benessere del paziente (Meurman, 2005). I probiotici successivamente sono stati definiti nel 2004 dalla WHO come microrganismi viventi non patogeni che quando assunti in adeguate quantità (in cibi o integratori alimentari), apportano benefici per la salute dell’ospite.

Il concetto di prebiotico è stato teorizzato da Roberfroid nel 1993, che li definiva come sostanze alimentari non digeribili, in grado di stimolare selettivamente la crescita e l’attività di una o più specie batteriche saprofite, così nel 2007 la FAO li inquadra come costituenti degli alimenti non vitali che conferiscono beneficio alla salute mediante una modulazione del microbiota.

Tali prodotti sono stati impiegati per decenni per la produzione di fermenti e nell’integrazione alimentare per il trattamento di disturbi dell’apparato gastroenterico, ma il loro utilizzo a scopo terapeutico nella cura delle patologie del cavo orale è ancora limitato. Pochi sono gli studi randomizzati controllati condotti nel settore e le conoscenze in ambito odontoiatrico sono preliminari. Da qui l’esigenza di promuovere questo ambito di ricerca e proporre nuovi trial clinici, al fine di poter fornire dimostrazioni di efficacia basate su prove di evidenza.

 

IPOTESI DI SVILUPPO

In passato è stata ipotizzata la validità dell’assunzione di probiotici nel ridurre lo sviluppo di affezioni orali, riteniamo che proseguire nei percorsi di indagine esistenti possa rappresentare una scelta utile nell’offrire valido sostegno alle numerose ipotesi di ricerca formulate.

Un requisito essenziale affinché un microorganismo si possa considerare un probiotico orale, è la sua capacità di aderire e colonizzare le superfici del cavo, integrandosi al suo biofilm. La letteratura esistente sostiene che ceppi probiotici possono garantire un’omeostasi di salute dell’ecosistema bocca mediante competizione nei confronti di batteri cariogeni (come S. Mutans)(Campus et al, 2013) e parodontogeni (come A.a, T.f. e P.g.)(Polimeni et al, 2010). I probiotici sembrerebbero poi essere efficaci nel trattamento dell’alitosi, riducendo la prevalenza di batteri sulforati a favore di specie batteriche probiotiche competitive (Bhonchal Bhardwaj, 2010), nel trattamento di lesioni aftose ricorrenti (Tasli L et al, 2006), oltre che nel determinare un abbassamento del pH salivare, così limitando il rischio di cariogenesi (Jain et Sharma, 2012).

Non risultano studi a sostegno dell’efficacia dei prebiotici come coadiuvanti di salute del cavo orale o fonte e sostegno di un equilibrio microbico dell’apparato stomatologico, per questo desideriamo analizzare la tematica con lo scopo di trarre possibili spunti per la ricerca futura.

 

SPERIMENTAZIONI IN CORSO

- Ruolo del Lactobacillus brevis CD2 come coadiuvante nel mantenimento della salute orale durante il trattamento ortodontico

- Lo studio randomizzato, in doppio cieco, versus placebo, intende valutare su di un campione di 50 adolescenti in terapia ortodontica fissa, l’efficacia del prodotto Inersan® (con L. brevis CD2) nella prevenzione delle patologie dento parodontali.

 

BORSE DI STUDIO

 Bando Lactobacilli 2014 vincitore dott.ssa Silvia Margherini

 

Referente

Dottoressa Silvia Margherini

Igienista Dentale

Tutor CL Igiene Dentale, Università degli Studi dell’Insubria

silviamargherini@gmail.com

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